Dopo qualche minuto lo sentii chiamare…
<Sono nuovamente presentabile Miss Isabella>.
Entrai nuovamente in cucina…
<Mi chiami Bella, lo preferirei.>
<Qualcosa non va nel suo nome?>
<Solo troppo lungo, Padre.>
<Bene, non so come ringraziarla Bella, pensavo realmente di congelare, il viaggio dal porticciolo a qua è stato abbastanza lungo da rischiare di farmi congelare…>
Parlava mentre con il telo terminava di asciugare la sua folta e scompigliata chioma…
<...Non credevo di arrivare in parrocchia sano e salvo!!!>
Sorridendomi notai le sue labbra perfette che attorniavano un altrettanto perfetta dentatura.
<Padre che ne dice di un buono brodo caldo per completare l'opera di scongelamento?>
<Oh certo!! Ne gradirei proprio una bella tazza…>
Un paio di mestoli fumanti e gli passai la tazza, gliela passai. Non si staccava dal focolare. Chissà quanto gelo doveva aver preso.
<Questi tre giorni di viaggio hanno avuto il loro scopo!>
Affermò fiero dopo aver terminato di bere.
<Sa Padre, stamani all'arrivo qua in parrocchia ho trovato due ceste di prelibatezze solo per voi. Penso proprio che la gente di questa piccola isola sia felice di avervi qua tra noi. Ci sentivamo un po’ smarriti, come i bimbi di Barrie. Ma la sua presenza saprà rassicurare le nostre anime.>
<I bimbi smarriti di James Matthew Barrie… Siete una lettrice?>
<Quando posso Padre passo il mio tempo con i libri.>
Abbassai il tono della voce senza non notare il suo sorriso.
Non aggiunse nulla. Notai però che seguiva le mie labbra quando parlavo a lui. E quando terminai la mia frase fece quasi una smorfia con le sue.
Finito di bere dalla tazza la poggiò sul tavolo, così gli passai del pane e del formaggio che divorò in pochi morsi.
Chissà da quanto non mangiava. - pensai -
Terminò il suo pasto con un bicchiere di vino, mi chiese indicazione del bagno e della sua camera da letto. Era stanco, forse sfinito era il termine più adatto per descriverlo. Così lo accompagnai.
<Mi hanno detto i marinai che è prevista una tempesta entro poche ore.>
Mi annunciò mentre gli indicai la sua stanza.
Non sarei potuta rientrare. Pensai subito al disagio di trovarmi per la prima volta in casa sola con un uomo. Anche se lui era prima di tutto un prete, era comunque uomo.
<Cavolo…>
Un pensiero ad alta voce che lui colse subito.
<Qualcosa non va Miss Bella?>
<Oh mi scusi Padre ma stavo pensando che con la tormenta in corso dovrò fermarmi qua e non ho portato letture con me. Un pensiero sciocco mi scusi.>
<Perché lo definite sciocco?>
<Stamani mia madre mi aveva avvisato della possibilità di potermi fermare ma mi sono dimenticata di prenderne su qualcuna>
<Non abitate qua?>
<No Padre. Io e mia madre viviamo sulle colline, quelle che sovrastano la costa. La stessa che avete fatto per arrivare in parrocchia.>
<Un lungo viaggio anche il vostro, per accudire un'anima pia. Lodevole Miss. E se il problema sono le letture, non preoccupatevi ne ho anche per voi.>
Lo vidi tornare in cucina, lo seguii, si era chinato a rovistare nel borsone e mi passò un libro.
<Buona lettura Miss Bella>
Notai il borsone ancora gocciolante.
<Grazie Padre. Prima però mi devo occupare delle vostre valigie. Dopodiché mi dedicherò alla piacevolezza delle letture.>
Lui mi congedò e io rimasi in cucina a rovistare tra le sue cose.
____
Liberai il tavolo da ciò che rimaneva del suo pranzo e poi vi rovesciai l'interno dei due borsoni. Due abiti talari e due pantaloni neri con camicie bianche. Una seconda mantella, altri libri. Tra gli autori che prediligevo tra l'altro. Shakespeare, John Keats e Lord Byron e Carroll (autore del libro che mi aveva consegnato prima).
Tipiche letture romantiche, ma per un pastore anglicano? Scrollai la testa a quel pensiero. Avvicinai i testi leggermente umidi al focolare. Poi stesi i panni umidi appoggiandoli a tutto ciò che mi permetteva di avvicinarli al camino.
Tornai a rinvigorire il fuoco nel camino, chissà quanto freddo doveva aver patito, e senza accorgermene avevo tra le mani il suo cappello. Aveva l'odore del mare. Lo annusai a lungo. Ma il crepitio del fuoco mi riportò a galla dai miei pensieri. Andai verso il cortile a cercare altra legna per non uscire poi con la tormenta in corso. E fui molto felice della sorpresa che il buon vecchio Charlie mi aveva fatto, cominciai a portare in cucina la terza catasta di legna da lui preparata.
Feci quattro viaggi per portarla tutta in casa, quando entrai l'ultima volta però, lungo il corridoio non mi sentivo più le braccia così quando feci per entrare mi sbilanciai e presi lo stipite della porta di cucina, dalla foga con cui proseguivo venni respinta dalla parte opposta facendo cadere la legna a terra e piombando sul pavimento io stessa.
La mia testa picchiò rovinosamente contro il muro alle mie spalle. Un dolore acuto. Tanto da farmi inveire ad alta voce. Mi tappai subito la bocca pensando a Padre Edward che stava riposando, ma quando lo vidi sbucare dalla camera e corrermi incontro mi resi conto di averlo svegliato.
<Miss si è fatta male?>
Era già chino su di me.
<No Padre è tutto a posto, vi prego tornate al vostro riposo. Mi spiace avervi svegliato.>
Le sue mani allungate verso di me.
<Non dite sciocchezze, reggetevi a me che vi accompagno in cucina.>
E così feci. Mi feci aiutare ad alzarmi.
Lui mi accompagnò in cucina, mi fece sedere accanto al focolare e tornò a raccogliere la legna sparsa in corridoio.
Chinandosi mise in luce la sua schiena, il profilo tonico, l'ampiezza e la sua forza.
La accatastò accanto al focolare.
Intanto la mia mano viaggiava ad auto-massaggiarmi tra il fondo schiena e la nuca. Le parti più doloranti.
<Controlliamo i danni Miss Bella?>
Lo guardai attonita mentre si lavava le mani. E poi fu dietro di me.
<Rilassi il collo Miss.>
Le sue mani sulla mia nuca mi guidarono a piegarla sul davanti.
<Devo controllare se si tratta solo di piccoli ematomi o se si è fatta male sul serio.>
La sensazione delle sue mani sulla mia testa, grazia, delicatezza, nonostante fossero gelate per la temperatura troppo bassa in casa, emanavano calore.
<Avete battuto altro Miss?>
<No… Cioè si, ma nulla che lei abbia il permesso di controllare>
Morsi la lingua nel momento stesso in cui quelle parole mi uscirono dalla bocca.
<Bene le prendo una pezza bagnata da tenere sulla nuca e poi le farò compagnia con la lettura. Avendo battuto la testa deve passare un po' di tempo prima che lei possa addormentarsi.>
<Ma è solo una lieve contusione Padre. Lei deve riposare, e io ho le mie faccende da ultimare.>
<Allora le do una mano io e poi andremo a riposarci. Metterò la mia rete accanto al vostro materasso così starò più sereno se potrò vegliare su di lei.>
Oddio mio!!! Non potevo credere alle mie orecchie. Il mio cervello aveva già viaggiato in largo e in lungo quando col passare del tempo arrivai alla semplice conclusione che lui era solo in pena per me. Null'altro Bella!
Così terminammo di mettere ad asciugare i due borsoni, lui spazzò per terra e io pulii il tavolo. Aggiunse legna nel camino e mentre mi toglievo il grembiule, lui prese dell'acqua e due bicchieri. Io mi diressi in camera mia e dopo poco lo sentii arrivare con la branda.
Le sue intenzioni di vegliare su di me erano serie.
Quando ebbe traslocato i suoi libri, l'acqua e una serie di coperte mi guardò.
Ero imbambolata dai suoi gesti e dalla criticità del momento.
Più di un pensiero mi aveva portato a vederlo come uomo piuttosto che parroco.
Non sarebbe stato peccato per la nostra religione, ma di sicuro erano pensieri prematuri e dovuti a cosa? Solo alle mie inutili vaghezze mentali.
<Non potrei riposare tranquillo senza avere la certezza che stiate bene Miss. Vi prego.>
A quegli occhi supplicanti non seppi resistere. Abbassai lo sguardo e mi accomodai sul mio letto. Lui mi aiutò a stendermi tenendomi la pezza sulla nuca e dopo avermi coperto con la biancheria del letto decise di prendere una seconda coperta e avvolgermici tutta.
<La pezza tenetela ancora per poco, poi potremmo riposare un po' che ne dice?>
Non riuscii a proferir parola ero incantata da lui, dalla sua voce, dalle sue mani che si prendevano cura di me.
<Tutto bene Miss?>
<Si… Solo che stavo pensavo al fatto che dovevo io occuparmi di voi e del vostro arrivo. Mi sento così terribilmente in imbarazzo e ancora più in colpa per non riuscire a svolgere il compito affidatomi.>
<Una piccola pecorella che deve occuparsi del suo pastore, quando mai mia piccola Miss. Non deve assolutamente sentirsi ne a disagio ne in colpa, siete voi ora a dover avere bisogno di attenzioni.>
E sorridendomi si stese sulla sua brandina.
<Se avete nausee o capogiri mi avviserete? Volete che vi legga qualcosa?>
<No Padre deve riposare, questo almeno me lo concede come palliativo alle mie mancanze?>
Rise.
<Buon riposo Miss.>
<Buon riposo Padre.>
<Edward, per favore.>
<Allora Bella, non mi dona quel Miss…>
<Buon riposo Bella>
<Buon riposo Edward>
<Meglio…>
E chiusi gli occhi.
Il rumore del mare in tempesta, delle onde infrangersi sugli scogli, il vento di ponente che si scagliava contro le imposte. E poi un incubo. Una piccola nave in mezzo al mare nero dalla furia della tempesta. Sulla nave un volto familiare. Padre Edward che cercava di rimanere sull'imbarcazione aggrappato fino allo stremo all'albero della nave stessa.
Poi un'onda.
Alta.
Violenta.
Gelida.
Nessuna traccia ne della nave ne di Padre Edward.
Finalmente una sagoma.
La nave sottosopra.
Ansia.
La mia voce a urlare il suo nome.
<Edward dove siete? Edward per favore rispondetemi.>
Poi la sensazione di calore sul mio volto.
<Bella sono qui. Accanto a voi. Svegliatevi.>
Avevo avuto un incubo su di lui. Avevo urlato il suo nome. E lui ora mi aveva sentito.
Si era seduto sul bordo del letto e cercava di svegliarmi. Accarezzava la mia guancia.
<Sono qui. Non mi è successo nulla.>
Quando riaprii gli occhi era proprio accanto a me.
Ad un soffio da me.
Lasciò la mia guancia ma solo per un attimo, il tempo di allungarmi dell'acqua.
<Bevete, calmatevi, era un brutto sogno?>
Alzai il mio sguardo sul suo, appoggiai le mie labbra al bicchiere che mi stava porgendo e nel prendere il bicchiere strinsi anche la sua mano.
Reazione al sogno, pensai.
Quando bevvi la sua mano si allontanò di nuovo da me lasciandomi la sensazione di vuoto e paura, le stesse sensazioni dell'incubo. Tanto da rigarmi il viso di lacrime.
<Deve avervi terrorizzato sognarmi se piangete ancora.>
<Ho avuto paura per voi Edward. Vi ho sognato smarrito nell'oceano mentre cercavate di raggiungere la nostra isola. E a causa di un enorme ondata eravate disperso in mare.>
Non so il perché, ma in genere ero molto più riservata rispetto ai miei pensieri.
<Oh piccola Bella, eravate in pena per me?>
<Si Edward.>
<Ma io sono qua accanto a voi, vedete…>
Inspirai cercando di raccogliere più ossigeno possibile, lui avvicinò le sue labbra alla mia guancia e vi posò un bacio, poi fece la stessa cosa sull'altra guancia. Chiusi gli occhi, i quali ricevettero lo stesso trattamento. Fu la volta della mia fronte ma in quel preciso istante sentii i miei polmoni essere in debito di ossigeno. Le sue mani invece salde a trattenere il mio collo. I suoi pollici a carezzarmi la mandibola. Gesti semplici, intimi, tanto da farmi spalancare le labbra per lo stupore.
E forse lui non ci vide stupore e vi posò le sue.
Fu impossibile per me non trattenermi, risposi a quel bacio.
Il mio primo bacio.
Un groviglio di emozioni.
Lo stomaco arrotolato su se stesso.
La testa leggera.
Le gambe molli.
E il mio cuore martellava nel petto.
Poi si staccò da me.
I suoi grandi occhi mi fissavano.
Lo osservai e lessi il panico sul suo viso.
Se ne era pentito.
<Bella scusatemi, non so che mi è preso…>
<No Edward. Non ve lo permetto!>
Fu la rabbia a parlare al posto mio.
<Avete preso il mio primo bacio d'amore, e avete l'ardire di pentirvene. Non ve lo permetto!>
La sua mano finì sulla sua bocca, spalancata per la verità delle mie parole.
<Bella non potrò mai rimediare a questa mia debolezza? Come potete guardarmi ancora in volto?>
Io ero una debolezza.
Come una furia lo scansai lontano da me e scappai fuori da quelle mura diventate claustrofobiche.
Corsi via, corsi lontano.
Non mi resi conto della bufera in cui mi trovai fino a che arrivai sulla costa e solo allora mi resi conto di essere zuppa infreddolita.
Non sentivo nulla, il vento gelido mi stava investendo come le onde investivano gli scogli davanti a me.
Erano dunque queste le pene d'amore di cui avevo letto?
Il vuoto e il buio che i miei sensi percepivano erano dovuti alla mancanza dell'amore?
Ma poteva un bacio solo rendermi schiava di un sentimento così forte?
Le mie orecchie fischiarono al rumore del mio cuore che si infrangeva in mille pezzi. Cascai su me stessa. Incapace di reagire a quel freddo muscolo.
Sentii delle braccia sollevarmi e ci allontanammo dal rumore degli scogli.
Riuscii a vedere e riconoscere il suo profilo.
Mi infuriai cercando di scendere e di respingerlo.
Mi aveva gelato il cuore.
Dovevo scappare da lui.
Ma non me lo permise.
Strinse il suo abbraccio.
<Ve ne prego Bella. Passate in casa questa notte poi domani quando il tempo migliorerà potrete andarvene. Ve ne prego è troppo pericoloso.>
Non ebbi la forza di rispondere e così poggiai la mia fronte sulla sua spalla, e lasciai che mi riportasse in casa.
Quando entrammo in casa mi accompagnò in cucina, mi fece sedere sulla sedia e rianimò il fuoco.
Mi lasciò sola per qualche minuto, quando lo vidi tornare aveva in mano dei cambi per entrambi.
Ma mentre io rimasi imbambolata per il freddo e la situazione lui mi si voltò di spalle e si tolse la camicia zuppa.
Prese il telo e si asciugò le spalle.
Le braccia, il torace e poi la sua chioma.
E si infilò la camicia asciutta.
Fu la volta dei pantaloni.
Li fece scendere dalle sue gambe molto velocemente.
E di nuovo quel telo.
La mia tortura.
Mai nella mia vita avevo invidiato di essere al posto di qualcosa o qualcuno.
Mi soffermai sulle sue cosce, muscolose, dritte…
Scrollai la testa.
Quando fu rivestito si girò verso di me.
<Su Bella dovete cambiarvi, vi verrà una polmonite.>
Le sue parole però mi parvero ovattate, come chiuse in una bolla. Chiusi gli occhi.
Mi sentii mancare.
E fu buio per un po'.



3 commenti:
ciaoooo..ho letto il secondo cap di questo racconto,mi prende bene continuerò a seguirti,non posso commentare perchè la storia è all inizio.a presto ciaooo maria50.
IO VOGLIO CONVERTIRMIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ila
Siamo già a buon punto anche se prevedo che ci saranno diversi problemini a contornare questa bella storia.
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